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La dolce Malva

Da fine maggio e per tutta l’estate capita di incontrare ai bordi delle strade e negli angoli incolti dei giardini una bellissima pianta dalle foglie rotondeggianti _in botanica si definiscono “lobate“_ e dal fusto ricoperto di peluria. I suoi fiori, formati da 5 petali di un rosa intenso e striati di viola, sono delicati e belli, tanto da essere diventati delle piccole star di Instagram, dove spesso vengono immortalati a decorazione dei piatti.

Questa pianta spontanea, purtroppo per alcuni “erbaccia“, è la malva (Malva sylvestris L.), preziosa alleata per la salute dell’uomo da più di 2000 anni.

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Fiori di malva fra le piante di topinambur dell’orto. E’ cresciuta spontaneamente ed io non posso che esserne contenta!

Un po’ di storia

Già nel nome ritroviamo una piccola parte della storia di questa pianta officinale: il termine “malva” deriva infatti dal greco malakòs (μαλακός), che significa “tenero, morbido, molle” e dal latino mollire, ovvero “rendere morbido, calmare, attenuare”.

Per le sue proprietà, i pitagorici ritenevano la malva sacra e questa credenza apparteneva anche ai celti, secondo cui i semi erano indispensabili nei corredi funebri poiché capaci di aprire le porte del paradiso ai defunti.

Nel medioevo la fama di questa pianta non calò certamente: Carlo Magno volle la pianta di malva nei giardini del suo palazzo in modo che fosse utilizzata per preparare rimedi destinati alla cura della famiglia imperiale. La malva compariva, infatti, in quasi tutte le preparazioni medicinali del tempo, poiché ritenuta un potente antidolorifico e cura ad ogni male (omnimorbia). La radice era invece ottima come spazzolino da denti naturale e, accuratamente pulita, veniva offerta ai neonati per dare sollievo al dolore provocato dalla dentizione.

La teoria delle segnature, secondo cui nella forma stessa della pianta è nascosta la sua funzione terapeutica, vedeva nella peluria del fusto un chiaro segno della sua capacità di far ricrescere i capelli, effetto smentito dalla medicina moderna.

Nei secoli a venire la fama di questa pianta decadde in favore di altri rimedi certamente più potenti, tanto che venne rimessa in discussione tutta la sua validità terapeutica: nel prontuario medico del ‘700 compare l’unguento malvino, una preparazione utile come lenitivo della bocca e come suppurativo.

Perché ci fa bene?

La malva appartiene alla famiglia delle Malvacee, come altea e tiglio, e ha un contenuto di sostanze attive caratteristico e distribuito nei fiori e nelle foglie; in particolare troviamo:

  • flavonoidi;
  • antociani, concentrati principalmente nei fiori (malvina e malvidina);
  • mucillaggini;
  • tannini;
  • fenolacidi (acido p-cumarico, acido clorogenico, acido caffeico) e quercitina-3-glucoside;
  • vitamine A, B1 e C.

Gli effetti benefici della malva sono dovuti principalmente alla presenza dei tannini e delle mucillagini.

Le mucillaggini sono le sostanze attive che più caratterizzano le funzioni terapeutiche della malva e dal punto di vista chimico vengono definite come “polisaccaridi eterogenei“, in pratica zuccheri di vario tipo, legati fra loro in lunghe sequenze e capaci di assorbire grandi quantità di acqua, rigonfiandosi e diventando soffici, ma non appiccicosi. Il gel che si forma, ha numerose proprietà benefiche:

  • è un ottimo lenitivo della pelle infiammata perché rinfrescante e capace di formare una pellicola protettiva laddove viene applicato;
  • è utile in caso di afte e stomatiti per calmare il dolore e favorire la cicatrizzazione;
  • ha la capacità di regolarizzare l’intestino, rendendo le feci più morbide e quindi più facilmente eliminabili;
  • ha la capacità di regolare le secrezioni corporee e quindi è attivo in caso di tosse grassa, di malattie da raffreddamento ed infiammazioni della gola.

I tannini hanno invece funzioni astringenti ed antisettiche che rendono l’infuso di malva utile come regolatore intestinale, specialmente in caso di infiammazioni e diarrea; in più completano l’attività delle mucillaggini in caso di infiammazioni del cavo orale.

Per poter godere dei benefici della malva, è sufficiente preparare un infuso oppure un decotto partendo dalle foglie e dai fiori essiccati.

  • L’infuso è utile per uso interno e per prepararlo è sufficiente versare un cucchiaio di erbe in una tazza da tè di acqua ben calda, lasciando il tutto in infusione coperto per circa 20 – 30 minuti.
  • Il decotto è ottimo come lenitivo della pelle arrossata ed irritata, anche in caso di acne e couperose, o per i risciacqui in caso di lesioni della bocca; per prepararlo occorre versare due cucchiai rasi di erbe in mezzo litro di acqua fredda, portare sul fuoco e far bollire per 15 minuti. Dopodiché si filtra la preparazione, si lascia intiepidire e si applica sulla pelle con una garza o un panno di cotone pulito.

Non sono note reazioni avverse dovute alla malva, ma per la capacità adsorbenti delle mucillaggini, sarebbe bene evitare l’assunzione dell’infuso di malva in concomitanza con quello di farmaci, poiché potrebbe ridurne l’efficacia terapeutica.

Usi in cucina, raccolta e coltivazione

Foglie e fiori di malva sono commestibili e dal sapore delicatamente dolciastro. Il suo utilizzo in cucina è ampio e può essere impiegata per la preparazione di risotti, minestre, farinate… Ma anche insalate e focacce. Già i Romani conoscevano l’uso in cucina di questa pianta ed il poeta Orazio era solito consumare un’insalata di foglie di malva, cicorie ed olive per ritemprarsi. I fiori, il cui uso è ora di grande tendenza, sono poi perfetti per donare colore e sapore ai piatti.

In alternativa, foglie e fiori possono essere essiccati per poi riutilizzarli in infusi e decotti. Per questa operazione si può sfruttare l’essiccatore, impostandolo a bassa temperatura, oppure possono essere distribuiti fra due teli di cotone e lasciati al buio per qualche giorno.

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Ed ecco il risultato dopo quattro giorni di essiccazione. Ora basterà “aggiustare” la preparazione e conservare le erbe al buio in un vasetto di vetro.

Per quanto riguarda la raccolta, questa è semplice poiché la malva cresce spontanea ai bordi delle strade, nei giardini e nei terreni incolti. Evitate sicuramente le piante che crescono accanto alle vie più trafficate poiché contaminate dai gas di scarico delle auto, ma anche nei luoghi che non conoscete: poiché ritenute infestanti, potrebbero essere state infatti trattate con prodotti erbicidi, estremamente pericolosi se ingeriti.

La coltivazione è invece molto semplice ed ora è possibile acquistare le sementi con una certa facilità. Questa pianta ha poche esigenze: predilige le zone soleggiate, ma non eccessivamente torride e la semina può essere effettuate direttamente sul terreno appena lavorato oppure in vaso. Le piante giovani richiedono annaffiature regolari, ma una volta cresciute, non hanno quasi più questa necessità. Sono inoltre particolarmente resistenti e si ammalano molto di rado.

Bibliografia e siti utili

Un po’ di storia:

Usi terapeutici e preparazioni:

  • Istituto Riza di medicina psicosomatica, Corso pratico di erboristeria, Edizioni Riza S.p.A.
  • Rocco Carbone, Planta medicamentum naturae, Dibuono Edizioni
  • Alessandro Bruni, Farmacognosia generale e applicata – I farmaci naturali, Piccin

Suggerimenti per l’orto di casa:

2 risposte a "La dolce Malva"

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